La carta d’intenti del Prof.
Il Memorandum segreto. Così nasce la campagna parallela di Mario Monti
Al termine della sua prima vera giornata di campagna elettorale – e dopo un lungo duello a distanza con Silvio Berlusconi sull’importanza dei differenziali di rendimento, sul senso della crisi del paese, sulla questione del populismo, sul peso effettivo avuto in questi mesi dagli interventi della Bce e sul bilancio complessivo del suo anno alla guida del governo – Mario Monti è arrivato intorno alle sedici e dieci minuti a Palazzo Chigi con il volto sereno di chi sa di avere in tasca la carta giusta per imprimere una direzione precisa alla prossima competizione elettorale. Leggi “Che ce frega dello spread, c’è Silvio gol”
6 AGO 20

Al termine della sua prima vera giornata di campagna elettorale – e dopo un lungo duello a distanza con Silvio Berlusconi sull’importanza dei differenziali di rendimento, sul senso della crisi del paese, sulla questione del populismo, sul peso effettivo avuto in questi mesi dagli interventi della Bce e sul bilancio complessivo del suo anno alla guida del governo – Mario Monti è arrivato intorno alle sedici e dieci minuti a Palazzo Chigi con il volto sereno di chi sa di avere in tasca la carta giusta per imprimere una direzione precisa alla prossima competizione elettorale. La carta giusta corrisponde a una mossa a sorpresa a cui Monti sta lavorando in vista dello scioglimento delle Camere e che è stata accennata ieri dal premier ad alcuni (non tutti) esponenti dell’esecutivo alla fine del Consiglio dei ministri. Come raccontano al Foglio fonti governative, Monti ha deciso di presentare in Parlamento un Memorandum in cui mettere nero su bianco i punti essenziali che dovranno essere considerati – e fatti propri – da chiunque nel 2013 arriverà a guidare il futuro governo italiano. Il Memorandum a cui sta lavorando Monti è stato pensato (non a caso) per contenere gli stessi punti che l’Italia dovrebbe sottoscrivere il giorno in cui dovesse chiedere l’intervento del Fondo salva-stati e il documento sarà articolato intorno a tre grandi direttrici: non si torna indietro rispetto alle scelte compiute in materia di pensioni e di flessibilizzazione del mercato del lavoro; le risorse che risulteranno disponibili dovranno essere destinate prioritariamente a ridurre il carico fiscale su lavoro e impresa; infine non si dovranno mettere in discussione tasse fondamentali per le casse dello stato come l’Imu.
La notizia ieri ha cominciato a circolare tra gli operatori di Borsa e in buona parte si può dire che il ritorno della fiducia a Piazza Affari (+1,51 per cento) e la riduzione dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi (341 punti, dieci in meno di lunedì) sia legato a una percezione precisa di cui ormai si sono convinti i leader europei e i famosi mercati e che il Memorandum del Prof. sembrebbe confermare: che Monti, insomma, ha davvero intenzione di giocare un ruolo da protagonista nella prossima campagna elettorale.
La notizia ieri ha cominciato a circolare tra gli operatori di Borsa e in buona parte si può dire che il ritorno della fiducia a Piazza Affari (+1,51 per cento) e la riduzione dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi (341 punti, dieci in meno di lunedì) sia legato a una percezione precisa di cui ormai si sono convinti i leader europei e i famosi mercati e che il Memorandum del Prof. sembrebbe confermare: che Monti, insomma, ha davvero intenzione di giocare un ruolo da protagonista nella prossima campagna elettorale.
“Il Memorandum – dice al Foglio una fonte governativa – il presidente non ha ancora scelto se presentarlo sotto forma di mozione da mettere ai voti o se proporlo nella forma, per così dire, di testamento politico. A quanto mi risulta, Monti è tentato di portarlo in Aula sotto forma di ‘mozione’ ma anche se alla fine non dovesse essere chiesto il parere esplicito dei due rami del Parlamento – lo si valuterà nelle prossime ore – è indiscutibile che il documento che verrà presentato diventerà non solo la declinazione dell’agenda Monti per la campagna elettorale ma anche la piattaforma da cui, per forza di cose, dovrà ripartire chiunque nel 2013 arriverà a Palazzo Chigi. E anche se non ci sarà un voto su quel testo, vedrete che non sarà difficile capire chi dirà di ‘sì’ e chi invece dirà di ‘no’”.
Già, ma in che modo Monti “declinerà la sua agenda” durante la campagna elettorale? Nonostante alcuni segnali offerti in questi giorni agli osservatori (ieri Monti è stato ospite a “Unomattina”, su RaiUno, e anche per via della contemporaneità con l’intervista di Silvio Berlusconi su un’altra rete sembrava tutto fuorché fuori dalla contesa elettorale); e nonostante sia lo stesso Monti ad aver confidato ad alcuni collaboratori di essersi interessato personalmente ai sondaggi relativi a una lista con il suo nome (nel weekend il presidente ha avuto dei colloqui con il sondaggista Renato Mannheimer e, come rivelato ieri dall’Huffington Post, in queste ore Monti ha consultato anche il presidente del Centro italiano studi elettorali Roberto D’Alimonte), la realtà è diversa da quanto potrebbe apparire. E alla fine – come racconta al Foglio chi ha avuto modo di parlare con il presidente del Consiglio nelle ultime ore – il profilo che sceglierà Monti nelle prossime settimane non sarà quello del candidato che scende direttamente in campo; ma sarà più simile a quello di una grande diga eretta contro il populismo delle forze anti europeiste italiane (come da consiglio di Giorgio Napolitano). E in questo senso l’obiettivo di Monti nel corso della campagna sarà quello di trasformare le elezioni non in un giudizio popolare su Pier Luigi Bersani o su Silvio Berlusconi ma più semplicemente in un grande referendum sull’Europa e più in generale sull’euro.
Già, ma in che modo Monti “declinerà la sua agenda” durante la campagna elettorale? Nonostante alcuni segnali offerti in questi giorni agli osservatori (ieri Monti è stato ospite a “Unomattina”, su RaiUno, e anche per via della contemporaneità con l’intervista di Silvio Berlusconi su un’altra rete sembrava tutto fuorché fuori dalla contesa elettorale); e nonostante sia lo stesso Monti ad aver confidato ad alcuni collaboratori di essersi interessato personalmente ai sondaggi relativi a una lista con il suo nome (nel weekend il presidente ha avuto dei colloqui con il sondaggista Renato Mannheimer e, come rivelato ieri dall’Huffington Post, in queste ore Monti ha consultato anche il presidente del Centro italiano studi elettorali Roberto D’Alimonte), la realtà è diversa da quanto potrebbe apparire. E alla fine – come racconta al Foglio chi ha avuto modo di parlare con il presidente del Consiglio nelle ultime ore – il profilo che sceglierà Monti nelle prossime settimane non sarà quello del candidato che scende direttamente in campo; ma sarà più simile a quello di una grande diga eretta contro il populismo delle forze anti europeiste italiane (come da consiglio di Giorgio Napolitano). E in questo senso l’obiettivo di Monti nel corso della campagna sarà quello di trasformare le elezioni non in un giudizio popolare su Pier Luigi Bersani o su Silvio Berlusconi ma più semplicemente in un grande referendum sull’Europa e più in generale sull’euro.
Il messaggio in queste ore è arrivato chiaro e tondo nelle principali cancellerie del Continente ed è anche per questo che negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli endorsement pesanti offerti al presidente del Consiglio dai massimi leader europei. Endorsement significativi come quello di Angela Merkel (che ieri ha detto esplicitamente “sostengo Monti”), come quello di Herman Van Rompuy (“Monti è un grande presidente del Consiglio”) e come quello non così scontato del presidente francese François Hollande, che lunedì pomeriggio ha confidato che, a suo modo di vedere, “in un mese o due Mario Monti sarà in grado di unirsi a una coalizione o andrà avanti e stabilizzerà l’Italia”.
“Non so se Monti ha intenzione davvero di portare in Aula questo Memorandum – dice al Foglio il senatore del Pd Pietro Ichino – ma se davvero dovesse prendere questa strada credo che sarebbe una soluzione ideale. Tutti i politici sarebbero costretti a mettere i piedi per terra. Avranno addosso i fari puntati del mondo intero. E a quel punto Monti diventa non l’esponente di questa o quella forza politica ma diventa il garante di quella carta di intenti. Molti parlamentari del Pdl sarebbero in grave difficoltà a non rispondere positivamente alla sollecitazione di Monti. E anche per Bersani questa iniziativa sarebbe importante: sarebbe l’occasione per riconfermare con la necessaria chiarezza davanti a tutti i nostri interlocutori stranieri, europei e non, il commitment del centrosinistra sul terreno della strategia europea dell’Italia”.
“Non so se Monti ha intenzione davvero di portare in Aula questo Memorandum – dice al Foglio il senatore del Pd Pietro Ichino – ma se davvero dovesse prendere questa strada credo che sarebbe una soluzione ideale. Tutti i politici sarebbero costretti a mettere i piedi per terra. Avranno addosso i fari puntati del mondo intero. E a quel punto Monti diventa non l’esponente di questa o quella forza politica ma diventa il garante di quella carta di intenti. Molti parlamentari del Pdl sarebbero in grave difficoltà a non rispondere positivamente alla sollecitazione di Monti. E anche per Bersani questa iniziativa sarebbe importante: sarebbe l’occasione per riconfermare con la necessaria chiarezza davanti a tutti i nostri interlocutori stranieri, europei e non, il commitment del centrosinistra sul terreno della strategia europea dell’Italia”.
Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
